PITTURA TOSCANA alla Ricci Oddi

La mostra intitolata "Pittura toscana alla Ricci Oddi" raccoglie quaranta opere d'eccezione dell'Ottocento e del Novecento che forniscono un panorama completo del movimento macchiaiolo e postmacchiaiolo, aprendo anche alle esperienze degli "italiani di Parigi" e di quei pittori che alla Toscana sono approdati per un periodo significativo del loro percorso artistico. Sono dipinti a olio che vanno a costituire un'unica collezione privata, capace, a buon diritto, di entrare in dialogo con quella permanente della Ricci Oddi di Piacenza, tempio della pittura italiana dell'Ottocento.

Così, accanto ai maestri riconosciuti - Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Telemaco Signorini e Vincenzo Cabianca - spicca il nucleo degli artisti che ebbero successo anche nella capitale francese: Giovanni Boldini, Federico Zandomeneghi e Giuseppe De Nittis. Non mancano poi pittori appartenenti a una generazione più giovane, come Niccolò Cannicci, e altri partecipi del rinnovato clima simbolista e consapevoli dei risultati delle avanguardie storiche d'Oltralpe, innanzitutto Plinio Nomellini e Giorgio Kienerk. Tra i postmacchiaioli, molti originari di Livorno o operanti in Versilia, ecco fare la loro comparsa Vittorio Corcos, Luigi e Francesco Gioli, Angiolo, Adolfo e Lodovico Tommasi, Ulvi Liegi, Mario Puccini, Giovanni Bartolena, Renato Natali, Benvenuto Benvenuti e Oscar Ghiglia.

La collezione è stata composta, pezzo dopo pezzo, in quasi mezzo secolo di ricerche, seguendo un duplice filo conduttore: il particolare interesse per il tema del paesaggio en plen air e il valore attribuito al piccolo formato.

Secondo i suggerimenti della critica, il paesaggio viene visto come il luogo dell'innovazione pittorica, fulcro dell'esperienza dei macchiaioli e punto di tangenza con l'Impressionismo francese. Le dimensioni limitate costringono l'artista a un controllo pieno dell'opera, in cui nulla si può sprecare, non consentendo zone d'esecuzione infelice: un mondo che concentra freschezza e completezza, senza le mediazioni e il pur eccelso "mestiere" che le grandi opere esigono. I dipinti di piccola dimensione sono inoltre connotati da un particolare valore collezionistico, a partire già dalla seconda metà dell'Ottocento, perché danno la possibilità a chi li raccoglie di comporli sulla parete costituendo una quadreria folta, secondo la logica del cabinet in cui ritirarsi per concedersi il pieno godimento visivo.

Il collezionista ha voluto rimanere anonimo: bastano le opere che ha raccolto a testimoniarne il gusto, la visione dell'arte e la capacità di scegliere quanto di meglio della pittura macchiaiola e toscana di dimensioni contenute si sia presentato sul mercato. Non c'è volontà di celebrazione di sé quindi, ma desiderio di mostrare il bello agli appassionati senza smarrire quel sentimento di riservatezza proprio anche di Giuseppe Ricci Oddi, fondatore del museo in cui la mostra viene ospitata.